Advocacy marketing, quali ristoranti ne hanno davvero bisogno?

ragazzi fanno advocacy marketing

Marketing

Aggiornato il

Tania Gianturco

L’advocacy marketing è spesso definito come l’unico marketing che conta davvero e mi trovo abbastanza d’accordo con questa affermazione.
Il punto è che, oltre ad essere molto difficile da realizzare (vedremo in seguito perché) in realtà non è proprio adatto a tutti i modelli di business.

 

Qual è il tuo modello di business?

Esempio 1. L’altro giorno mi serviva urgentemente un mobile tv. Gli stock dei negozi che ho visitato erano tutti scarsamente forniti, complice la penuria di materie prime e il periodo natalizio. Alla fine sono entrata nel megastore cinese e ho trovato esattamente quello che mi serviva, a buon prezzo, caricato in macchina e via, di corsa aggiungerei. Una disorganizzazione totale, commessi che non parlavano italiano, prezzi non esposti e maleducazione esagerata del responsabile (che ad un certo punto ha preso letteralmente a calci il commesso). Non ci ritornerei mai ovviamente, a meno che non dovessi avere un altro bisogno veramente urgente.

Ecco, se il tuo modello di business somiglia a questo, ovvero soddisfa delle esigenze urgenti a buon prezzo con disponibilità di prodotti a tutte le ore (un take away h24 vicino alla stazione centrale) allora l’advocacy marketing non fa per te.
Attuarlo significherebbe cambiare interamente il modello di business. Spero che almeno nel tuo caso possa stare tranquilla sul fatto che non prendi a calci i dipendenti!

 

Esempio 2. Un mio attuale cliente campano, Giovanni, ha una pizzeria con cucina in una zona dove principalmente si fa la classica pizza napoletana. Lui invece è l’unico a fare una pizza speciale (anche al metro), più croccante ma non sottile come quella romana. In questo caso gli ingredienti base ci sono tutti, un ottimo prodotto che si distingue dalla concorrenza e che i clienti già apprezzano, per lui sarà molto più semplice mirare all’obiettivo. Inoltre, il ristorante si trova in un paesino di provincia che, esclusa l’estate, si rivolge ad un target prettamente locale, ideale per essere fidelizzato.

Quindi se il tuo modello si avvicina a quello di Giovanni, puntare all’advocacy marketing è l’uovo di colombo che ti farà sbaragliare la concorrenza.

 

Quindi cos’è in breve l’advocacy marketing?

L’advocacy marketing è il processo che invoglia i clienti a parlare del tuo ristorante e condividere la loro esperienza positiva sui social, tramite le recensioni e con il passaparola. In breve significa fornire un servizio e/o un prodotto talmente soddisfacente che condividerlo diventa quasi una scelta obbligata. Un cliente che parla bene di un brand si definisce sostenitore (advocate) da non confondere con ambasciatore (brand ambassador).

La differenza principale è che l’advocate lo fa di sua spontanea volontà o con un piccolo incentivo, il classico “porta un’amico e ricevi lo sconto”.
L’ambassador invece è un professionista, influencer o altro personaggio pubblico che viene pagato per fare pubblicità.

 

Gli ingredienti giusti

Come abbiamo visto nel caso di Giovanni avere un buon prodotto e dei clienti sodisfatti è il primo passo verso l’advocacy marketing. A questo bisogna aggiungere però degli ingredienti un po’ più rari, riassunti nel grafico qui sotto.

grafico advocacy marketing

Se risulta molto facile essere gentili e disponibili quando i clienti sono soddisfatti, la differenza di un business si vede proprio nel momento del reclamo.

Se, come nel percorso disegnato, nonostante i nostri sforzi abbiamo un cliente insoddisfatto, sta a noi trasformarlo in un sostenitore. Come? Col servizio clienti che solo i collaboratori felici possono dare, trasformando un’esperienza negativa (che può sempre capitare) in un’esperienza positiva da raccontare.

Le recensioni più belle per me sono sempre quelle in cui il cliente dice “c’è stato un problema x ma il titolare (o il cameriere) ha risolto con y”.

Se non si è in grado di risolvere i problemi più prevedibili, come lo sbaglio di una comanda o della cottura di un piatto, allora meglio arruolarsi nell’esercito dei competitor al ribasso, sperando di avere la meglio sul tizio che prende a calci i dipendenti. Anche se sospetto che finiresti per perderci e basta, sia economicamente che a livello psico-fisico.

Ma a giocare col dragone perdi sempre e quindi non c’è da sorprendersi se poi ci ritroviamo sommersi di ristoranti più o meno buoni, più o meno carini, più o meno costosi.

Ristoranti senza un’identità forte, tutti simili tra loro sia nell’aspetto che nel menu e anche nel cosiddetto purpose (scopo) aziendale: il famosissimo e italianissimo tirare a campare, finché c’è vita c’è speranza, finché la barca va ecc.

 

Quindi, in sostanza per chi è adatto l’advocacy marketing?

Persone audaci, con un’idea ben precisa su chi vogliono servire e perché, ma soprattutto persone rispettose degli altri (che siano dipendenti o clienti) e con una buona dose di calma e diplomazia.

Dò per scontato che questo lavoro ti debba anche piacere, la vedo dura indossare una maschera del genere ogni giorno che metti piede nella tua attività e, a meno che tu non sia l’erede di Jack Nicholson, i clienti se ne accorgeranno.

Invece di advocate ti ritroverai con una marea di hater, con un danno reputazionale spesso irreversibile.

Se sei stufo di tirare a campare e vuoi impegnarti a migliorare il tuo ristorante contattami, troveremo insieme la soluzione più adatta a te.

Buona sperimentazione!

tania gianturco
Tania Gianturco

Consulente di marketing: individuo le priorità e ottimizzo i processi per evitare sprechi di tempo e denaro.

Web copywriter freelance: scrivo testi su commissione per siti web, blog e pubblicità sui social.

Pizza lover: ogni fine settimana celebro il rito della lievitazione naturale della pizza, custodendone il segreto per le generazioni future.

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